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Assistente Infermiere: la nuova figura e cosa cambia per l'OSS nel 2026

Scopri chi è l'Assistente Infermiere, la nuova figura sanitaria del 2025-2026: requisiti, formazione, competenze e differenze rispetto all'OSS.

Tre professionisti sanitari discutono l'organizzazione dell'assistenza in un ambiente clinico

Il sistema sanitario italiano ha una nuova figura professionale: l’Assistente Infermiere. Introdotta ufficialmente con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti attuativi degli accordi Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, questa qualifica si inserisce a metà strada tra l’operatore socio-sanitario (OSS) e l’infermiere, ridisegnando l’organizzazione delle équipe assistenziali in tutta Italia.

Per chi lavora o studia nel settore socio-sanitario, capire cosa cambia concretamente è fondamentale, soprattutto per chi già possiede la qualifica OSS.

Perché nasce l’Assistente Infermiere

La spinta verso questa riforma nasce da un sistema sanitario sotto pressione: la carenza cronica di personale infermieristico, l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche hanno reso necessario un nuovo modello organizzativo.

Gli accordi del 3 ottobre 2024, recepiti nei DPCM del 28 febbraio e 25 marzo 2025 e pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 21 giugno 2025, rispondono proprio a questa esigenza, introducendo un operatore capace di alleggerire il carico di lavoro degli infermieri senza sostituirli.

L’obiettivo dichiarato è migliorare la qualità dell’assistenza garantendo al tempo stesso uniformità dei percorsi formativi su tutto il territorio nazionale.

Chi è l’Assistente Infermiere e cosa fa

L’Assistente Infermiere è definito come un operatore di interesse sanitario che collabora con l’infermiere all’interno del team assistenziale, mantenendo comunque le funzioni proprie dell’OSS.

Non si tratta quindi di una nuova professione sanitaria autonoma, ma di un ruolo che integra e amplia le competenze dell’operatore socio-sanitario con attività più tecniche.

Le principali attività previste per questa figura includono:

  • Rilevazione di parametri vitali, segni e funzioni della persona assistita
  • Somministrazione di ossigeno e interventi di primo soccorso
  • Preparazione e, a determinate condizioni, somministrazione di farmaci su indicazione dell’infermiere
  • Supporto nella gestione e organizzazione dell’assistenza all’interno dell’équipe
  • Attività educative e formative di base rivolte alla persona assistita

L’Assistente Infermiere opera in contesti sia territoriali sia ospedalieri: strutture residenziali, semi-residenziali e diurne, servizi ambulatoriali, assistenza domiciliare e strutture dedicate alla disabilità.

In ogni caso, l’attività viene sempre svolta collaborando e attenendosi alle indicazioni e ai programmi dell’infermiere, che mantiene la responsabilità clinica complessiva.

Requisiti di accesso e percorso formativo

Per diventare Assistente Infermiere non basta la sola volontà: il percorso è riservato a chi ha già maturato esperienza sul campo come OSS. Nello specifico, i requisiti previsti sono due alternative principali:

  • Qualifica OSS più diploma di scuola secondaria di secondo grado e almeno 24 mesi di esperienza lavorativa come OSS
  • In assenza di diploma, almeno 5 anni di esperienza come OSS negli ultimi 8 anni, previa frequenza di un modulo teorico propedeutico di minimo 100 ore

Il corso di formazione vero e proprio ha una durata compresa tra 6 e 12 mesi, per un totale minimo di 500 ore così ripartite: 200 ore di teoria, 280 ore di tirocinio pratico e 20 ore di esercitazioni e simulazioni. La frequenza è obbligatoria, con un tetto massimo di assenze che non può superare il 10% delle ore complessive.

Al termine del percorso, superato un esame teorico e pratico, viene rilasciato un attestato di qualifica valido su tutto il territorio nazionale.

È inoltre previsto un obbligo di aggiornamento professionale continuo, pari ad almeno un’ora per ogni mese lavorato, con possibilità di recupero nel triennio successivo.

Cosa cambia per l’OSS

Parallelamente all’istituzione dell’Assistente Infermiere, anche il profilo tradizionale dell’OSS è stato aggiornato, superando definitivamente il modello fermo al 2001.

Le novità principali riguardano soprattutto la formazione, che diventa più lunga e strutturata.

AspettoOSS (nuovo profilo)Assistente Infermiere
Requisiti di accesso18 anni, licenza mediaQualifica OSS + diploma + 24 mesi esperienza (o 5 anni esperienza)
Durata corsoMinimo 1000 ore, 9-18 mesiMinimo 500 ore, 6-12 mesi
Composizione ore200 teoria base, 250 teoria professionalizzante, 100 esercitazioni, 450 tirocinio200 teoria, 280 tirocinio, 20 simulazioni
Ambiti operativiSanitario, sociale, scolastico, penitenziario, psichiatricoTerritoriale, ospedaliero, socio-sanitario, domiciliare
Livello nel teamBase assistenzialeIntermedio tra OSS e infermiere

Per l’OSS, quindi, il corso di qualifica ora richiede almeno 1000 ore complessive, suddivise tra teoria di base, teoria professionalizzante, esercitazioni pratiche e tirocinio, con un’integrazione più marcata tra teoria e pratica grazie a simulazioni e tutoraggio strutturato.

Cambia anche l’ambito applicativo: la formazione viene ora orientata non solo al settore sanitario e sociale tradizionale, ma anche a contesti scolastici, penitenziari e psichiatrici. I requisiti di accesso restano invece invariati e accessibili: basta aver compiuto 18 anni e possedere il diploma di scuola media.

Un punto importante da chiarire è che l’Assistente Infermiere non sostituisce l’OSS, ma rappresenta un’evoluzione di carriera possibile per chi è già qualificato in questo ruolo.

Le due figure restano quindi distinte ma integrate, con la formazione affidata alle Regioni, chiamate a garantire uniformità nazionale mantenendo però flessibilità nei modelli organizzativi locali.

Le criticità sollevate dalle associazioni di categoria

Non tutti hanno accolto positivamente la riforma.

Se la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) ha espresso apprezzamento per la nuova figura, diverse sigle sindacali come Nursing Up, FIALS, FP CGIL, FP CISL, SHC OSS, CNAI, APSILEF e MIGEP hanno sollevato forti perplessità.

Tra le principali preoccupazioni segnalate figurano:

  • Il rischio di un abbassamento della qualità assistenziale, considerata la formazione relativamente breve rispetto ai compiti delicati assegnati
  • Possibili sovrapposizioni di ruoli e competenze tra infermieri e Assistenti Infermieri
  • Il pericolo che l’uso del termine “infermiere” generi confusione tra i pazienti sul reale livello di competenza dell’operatore
  • Un potenziale peggioramento delle condizioni lavorative degli infermieri, chiamati a supervisionare e potenzialmente rispondere degli errori dei nuovi assistenti
  • Incertezze sull’inquadramento contrattuale e sul regime di responsabilità applicabile alla nuova figura

Queste resistenze, in particolare da parte sindacale, rappresentano oggi un ostacolo concreto alla piena implementazione della figura negli organici pubblici, e l’esito del rinnovo del CCNL del comparto sanità 2022-2024 sarà determinante per definire come l’Assistente Infermiere verrà effettivamente inquadrato.

Le prospettive di carriera e l’impatto sul mercato del lavoro

L’introduzione dell’Assistente Infermiere si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione delle professioni sanitarie non mediche, che negli ultimi anni ha visto una crescente richiesta di figure intermedie capaci di colmare il gap tra assistenza di base e assistenza infermieristica specializzata.

Per i giovani che si affacciano oggi al settore socio-sanitario, questo significa poter pianificare un percorso di carriera più graduale e modulare: partire come OSS, maturare esperienza sul campo e successivamente specializzarsi come Assistente Infermiere, senza dover necessariamente affrontare da subito un percorso universitario completo in infermieristica.

Dal punto di vista occupazionale, le strutture sanitarie pubbliche e private potrebbero beneficiare di una maggiore flessibilità organizzativa, distribuendo compiti tecnici standardizzati tra più livelli di operatori e liberando tempo prezioso degli infermieri per attività a maggiore complessità clinica.

Resta tuttavia da vedere come le singole Regioni recepiranno concretamente gli accordi quadro, dal momento che la gestione dei corsi di formazione e l’organizzazione dei tirocini sono demandate alle amministrazioni regionali, con il rischio di creare disparità territoriali nei tempi di attivazione e nella qualità dell’offerta formativa.

Anche per questo motivo, molti operatori del settore consigliano di monitorare attentamente le comunicazioni ufficiali delle Regioni di appartenenza e degli Ordini professionali prima di iscriversi ai nuovi percorsi.

Cosa significa in pratica per chi lavora come OSS

Per un OSS già operativo, questa riforma apre concretamente una possibilità di crescita professionale senza dover intraprendere il percorso completo per diventare infermiere.

Chi ha maturato esperienza sul campo può accedere a un corso relativamente contenuto (500 ore) per acquisire competenze tecniche aggiuntive e un ruolo più centrale nell’équipe assistenziale.

Allo stesso tempo, chi si avvicina per la prima volta alla professione OSS dovrà affrontare un percorso formativo più lungo e articolato rispetto al passato, con l’obiettivo dichiarato di elevare complessivamente la qualità della formazione di base nel settore socio-sanitario.

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